Cultura, Europa

300 protagonisti della cultura s’incontrano per una quattro giorni densa di dibattiti, esposizioni, conferenze, concerti. Il focus sul rapporto tra cultura, sviluppo e cambiamento sociale. Dove? Nel cuore dell’Europa. Ovvero, in Polonia.

La cultura non ha alcun ‘popolino’ da illuminare e nobilitare, ma ha dei clienti da sedurre. Non può esaurire il suo compito una volta per tutte, ma richiede un tempo indeterminato di attività”. Le parole di Zygmunt Bauman che fanno da sfondo allo European Culture Congress segnano programmaticamente la direzione da seguire, aprendo un confronto a tutto tondo sulla cultura di oggi, non più rinchiusa in torri d’avorio, ma in grado di aprirsi al presente.
Negli ultimi anni, più incontri e dibattiti europei hanno continuato a evidenziare il ruolo delle industrie creative e culturali, il peso del loro fatturato, il numero dei loro addetti, che alle ultime stime europee si stimava sui 14 milioni. Questi dati non si possono limitare a una confema dell’“utilità” della cultura, ma sottilineare la necessità che si assuma la responsabilità del proprio ruolo nel proprio tempo. Tanto più in un’Europa che fatica terribilmente a riempire di contenuto la retorica dell’unità nelle differenze. Ed è proprio questo il filo conduttore delle riflessioni che si terranno a Wroclaw da oggi all’11 settembre.
La consueta generosa grandeur polacca ha fatto sì che il dibattito si trasformasse in un enorme simposio, a cui  contribuiscono oltre 300 artisti e intellettuali, tra cui lo stesso Bauman, Jan Fabre, Brian Eno, Miroslaw Balka, Anda Rottemberg e Gianni Vattimo, affollando le giornate del congresso e riempiendo di contributi il sito della manifestazione. Tra le varie sessioni, le principali sono rivolte all’economia della cultura, al soft power che la influenza e al suo orizzionte sempre più anarchicamente aperto da Google e Wikipedia. Altri dibattiti si svolgeranno intorno all’identità dell’Europa, alla necessità di riconsiderare il diritto d’autore, con una sessione dedicata al ruolo del “riciclaggio” di idee nella genesi delle opere d’arte.

L’aspetto innovativo è la decisione di non limitarsi al dibattito teorico, ma dare spazio alla pratica della cultura. Il congresso si è fatto così in forma di festival, al plurale, con contributi di rilievo in tutti i campi, dalla musica al teatro, dall’arte al design, fino a letteratura e architettura, favorendone le commistioni. Tra gli spettacoli, si segnala la collaborazione di Krzystof Penderecki, Johnny Greenwood e Aphex Twin in un doppio concerto, e Trickster, una rassegna di performance ispirate al movimento di Pomaranczowa Alternatywa, con punta di diamante nella prima assoluta di Waiting Room.0, nuovo spettacolo di Krystian Lupa e Dorota Maslowska. Da non perdere l’omaggio 3d di Wim Wenders a Pina Bausch.
L’interessante esperimento 10×10 è dedicato all’arte contemporanea. 10 curatori di fama internazionale, da Joanna Mytkowska e Hans Ulrich Obrist, hanno selezionato altrettanti giovani curatori, a cui è stato lasciata completa libertà di interpretazione sul tema Art for a Social Change, con Alksandra Domanovic, Superflex e Rosella Biscotti, che riporta alla luce il processo ad Autonomia Operaia e Toni Negri della prima metà degli anni ‘80.
Per quanto riguarda gli obiettivi del congresso, nei documenti ufficiali si vola basso, sottolineando l’importanza di  aprire nuove riflessioni e di stimolare delle domande. Ma alcune di quelle in programma hanno un carattere eminentemente pratico. Ad esempio la seguente: come fare lobby efficacemente presso il Parlamente Europeo?
Due anni fa si tenne a Cracovia il Congresso della Cultura Polacca. Fu da quella esperienza che si originò il movimento Obywatele Kultury, sfociato nel maggio scorso nell’accordo di governo sul raddoppiamento del contributo dato alla cultura. Chissà che questo antecedente non sia di buon auspicio.

Wroclaw // 8-11 settembre 2011
European Culture Congress
www.culturecongress.eu

Articolo pubblicato su Artribune l’otto settembre 2011

 

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