C’è solo la Polonia

pubblicato su Artribune il 18 maggio 2011

L’edificio del MOCAK

Il contemporaneo interroga la storia. Succede in Polonia, nella fabbrica di Schindler. Dove inaugura un nuovo museo d’arte contemporanea. In attesa della panoramica a 360 sul nostro primo numero cartaceo, eccovi un focus sul Mocak, museo d’arte contemporanea di Cracovia. Progettato da un italiano e voglioso di collaborare col Maxxi. In attesa che anche i galleristi si decidano ad aprire in città.

Un nuovo edificio di 10mila mq (progetto dell’italianissimo Claudio Nardi). Una collezione in fieri. Un’intensa attività editoriale. Il tutto dove sorgeva la fabbrica di Schindler. Dopo l’MS2 di Lodz inaugura il MOCAK, il primo dell’ondata di nuovi musei di arte contemporanea che promette di stravolgere la Polonia. Ne abbiamo parlato con la direttrice, Maria Anna Potocka, alle soglie della mostra d’apertura, “La Storia nell’arte”. Con all’orizzonte il progetto di una mostra di Francesco Vezzoli e l’auspicio della collaborazione con il MAXXI.

Si fa un gran parlare dell’attuale esplosione di musei del contemporaneo in Polonia, ma l’idea di quello di Cracovia risale addirittura al 1983…
In quel tempo si trattava più che altro di un mio sforzo personale per trovare un luogo adatto a cui donare la mia collezione. Nello stesso periodo, Anda Rosemberg iniziò a fare i primi passi per un museo d’arte contemporanea a Varsavia. Ma i nostri sforzi non ebbero successo. Allora, l’arte contemporanea semplicemente non veniva mostrata. Soltanto dopo la trasformazione politica la situazione è cambiata. I nostri politici hanno capito non solo che gli spazi per l’arte contemporanea sono una manifestazione di libertà. Ma anche che per partecipare a qualunque progetto internazionale è necessario essere consapevoli degli sviluppi della creazione contemporanea. I musei di arte contemporanea sono rendono esplicito il “passaggio” nel nostro presente. E questo è particolarmente importante in Polonia, un Paese che pensa ancora troppo e con preoccupazione alla sua storia recente.

Yael Bartana – Nightmares – 2008

Alla storia è dedicata la mostra di apertura del museo: History in Art. Di cosa si tratta?
Il suo scopo principale è mostrare quante differenti interpretazioni e quanti diversi punti di vista si possano avere rispetto alla storia. Un secondo obiettivo è svelare come non esista un’unica storia, un’unica verità, ma gli stessi avvenimenti possano essere visti in modi differenti. Per questo ogni descrizione storica univoca è una sorta di favola. Inoltre, ho voluto esporre anche alcuni dipinti storici, per rendere esplicito un altro pregiudizio, che pensa che l’arte più lontana da noi rappresentasse sempre in modo più appropriato i temi storici. È esattamente il contrario. Allora questi soggetti erano soltanto come mero espediente per la composizione. Invece l’arte di oggi riflette spesso sugli eventi del passato con maggiore profondità.

La vostra collezione è ancora in fieri. Nel novembre scorso ammontava a una ventina di opere, rigorosamente post-2000. Qual è la situazione attuale?
Il nostro museo esiste istituzionalmente dallo scorso febbraio e abbiamo iniziato immediatamente a lavorare sulla collezione. Attualmente ammonta a 50 opere di circa 22 artisti, di cui una buona parte sarà esposta. E tra pochi mesi donerò la mia collezione privata di circa 500-600 opere internazionali. Abbiamo inoltre acquisito l’intero archivio del fotografo Mikolaj Smoczynski e ci è stata donata la biblioteca di Mieczyslaw Porebski, di cui ne abbiamo ricreato lo studio, con i mobili originali e la sua collezione di dipinti, la maggior parte di Grupa Krakowska, che rappresenta la parte più datata della nostra collezione.

L’interno del MOCAK

Mocak, museo storico, tra breve il nuovo museo di Tadeusz Kantor. Zablocie diventerà il nuovo distretto artistico e culturale della città?
Lo spero. La nostra localizzazione è certo connessa con la volontà dell’amministrazione di cambiare la condizione di questo quartiere, che fino a poco tempo fa era il più orribile e pericoloso della città. Ora è evidente la rapida trasformazione, che ha già iniziato a far crescere il valore degli immobili.

Il museo porterà nuova linfa anche alla scena artistica cracoviana, che sembra lontana dalla vivacità di qualche decennio fa?
Non credo che un museo possa avere la funzione di motore di sviluppo artistico. Credo piuttosto che manchi un numero sufficiente di attori. Una città come Cracovia dovrebbe avere almeno 50 gallerie, ma ve ne sono soltanto tre. Le gallerie costituiscono una rete fondamentale per il sostegno degli artisti e la stessa attività di un museo diventa molto più difficile senza il loro supporto. È questo che crea il deserto. Insieme alla mancanza di un tessuto di giovani gallerie underground, che esistevano in un numero maggiore ai tempi del comunismo. Anche loro sono necessarie perché sono i primi attori che rendono possibile un mercato e sono spazi fondamentali per la crescita degli artisti, perché permettono loro di esporre avendo la possibilità di sperimentare e di fare degli errori.

AES+F – Défilé #4 – 2000–07 – MOCAK, Cracovia

Quali collaborazioni sono in atto o in programma con altre istituzioni internazionali, in particolare con l’Italia?
La collaborazione più stretta è con l’ESSL Museum di Vienna, con cui stiamo lavorando a una mostra sull’Azionismo viennese, a cui partecipa anche la galleria Kronika di Bytom. La nostra prossima mostra Eastern Countries è a cura del direttore dell’Arsenal Gallery di Bialystok. E in futuro collaboreremo con sempre più istituzioni internazionali. Non abbiamo ancora molti contatti con l’Italia. Anche se penso di ritornare al progetto di una mostra di Francesco Vezzoli, a cui avevo pensato quando dirigevo il Bunkier Sztuki. E sicuramente inizieremo a collaborare con il MAXXI.

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