Tra documenti, modelli e memoria immateriale

di Stefano Mazzoni e Valeria Anzivino

pubblicato nell’aprile 2011 su AltreModernità

L’Archivio Giovanni Sacchi raccoglie, conserva e presenta i materiali relativi all’attività di Giovanni Sacchi (Sesto San Giovanni, 1913 – Milano, 2005), modellista per il design e l’architettura. Oltre a modelli e pezzi in lavorazione, disegni, prodotti, fotografie e documenti originali, l’Archivio ripropone la bottega di falegnameria, con macchine, banconi e attrezzeria, all’interno della quale Sacchi e i suoi operai hanno lavorato per oltre cinquant’anni.

Questa bottega-laboratorio è stata affiancata da un’area, fornita di moderni macchinari, destinata allo svolgimento di workshop di modellistica. I vari materiali, a disposizione in particolare di ricercatori e studenti, sono stati organizzati in aree predisposte alla loro conservazione e sono impiegati per allestire mostre tematiche temporanee. La bottega di Giovanni Sacchi ha terminato la sua attività alla fine del 1997. L’anno seguente gli venne conferito il premio Compasso d’oro–ADI alla carriera. Si trattava della prima volta, nella storia del premio, che il riconoscimento veniva attribuito non a un progettista ma a un loro prezioso collaboratore. Il suo laboratorio in via Sirtori a Milano è stato infatti un luogo importante per la storia del progetto in Italia. Attraverso i suoi modelli, a partire dal secondo dopoguerra, hanno sviluppato e messo a punto i loro prodotti e progetti molti grandi designer e architetti, come ad esempio Franco Albini, Marcello Nizzoli, Marco Zanuso, i fratelli Castiglioni, Ettore Sottsass jr, Aldo Rossi, Alessandro Mendini, Michele De Lucchi, Matteo Thun e Santiago Calatrava.
Dopo la chiusura della bottega, emerse il problema della conservazione della
memoria della sua attività. Tutti i materiali che vi erano contenuti furono donati nel 1999 al Comune di Sesto San Giovanni, dando origine all’Archivio Giovanni Sacchi, un progetto a cura di Alberto Bassi affiancato da Fiorella Bulegato e Lodovico Gualzetti, realizzato dal Comune di Sesto e dalla Fondazione ISEC – Istituto di Storia per l’Età Contemporanea – che si occupa della conservazione e della valorizzazione di importanti archivi d’impresa, sindacali e della Resistenza.

Il corpus archivistico dei materiali relativi all’attività di Giovanni Sacchi è
completato dalla collezione di 312 modelli in legno di proprietà della Regione
Lombardia, che li ha acquisiti nel 1998, quando Sacchi era in vita, e depositati in convenzione presso la Triennale di Milano. Con queste istituzioni l’Archivio Sacchi ha avviato una collaborazione al fine di valorizzare al meglio l’intero patrimonio archivistico.
L’Archivio Sacchi è stato inaugurato il 23 ottobre 2009. In poco più di un anno, sono stati oltre 1400 i visitatori che hanno potuto conoscere il grande modellista del design italiano e il suo lavoro attraverso visite libere e guidate, mentre studenti e ricercatori hanno avuto modo di approfondirne la figura confrontandosi con i materiali conservati, consultabili anche in rete sul sito.
L’Archivio è collocato all’interno di un’area polifunzionale che raccoglie l’Archivio Sacchi, il Tieffe Teatro e il Ristorante Il Maglio: lo Spazio MIL, un luogo di produzione culturale la cui vocazione principale è quella di salvaguardare l’identità e la memoria di Sesto San Giovanni, “città delle fabbriche”, riqualificando e valorizzando il patrimonio culturale di uno dei centri industriali più importanti della storia italiana. L’edificio, infatti, sorge nell’area dell’ex-Breda, negli spazi che erano un tempo occupati dai Magazzini Bassi della Breda Siderurgica dove venivano anche raccolti gli utensili destinati alle lavorazioni. L’area esterna, dove il carroponte movimentava i rottami ferrosi, impiegati come materia prima per le fusioni dell’acciaio, invece è stata riqualificata come area per spettacoli.
Il patrimonio di Sacchi conservato nell’Archivio rappresenta un corpus
documentario unico, costituito da 488 tra modelli, prototipi e pezzi in lavorazione di oggetti di design e progetti di architettura, 8000 disegni, 107 prodotti, più di 10 mila immagini fotografiche e filmati, 150 manifesti, centinaia di documenti, una ricca biblioteca, numerosi macchinari e attrezzi per la lavorazione meccanica e del legno.
L’Archivio si compone dunque di una significativa parte di materiali legati alle diverse fasi di realizzazione di un progetto, dai disegni, ai modelli, ai prototipi, fino al prodotto vero e proprio. Questo suo carattere peculiare ne fa un archivio particolarmente adatto all’esposizione. Si è preferito comunque rimarcare il carattere di “archivio” preferendolo a quello di museo, per sottolineare come quella di Sacchi non sia una collezione, ma una raccolta di documenti funzionali alla sua attività, che è il motivo stesso della loro aggregazione. Questo aspetto è stato messo in evidenza anche nell’allestimento realizzato da Magutdesign. Una grande vetrina collega, infatti, la sala per le esposizioni temporanee con quella destinata alla consultazione e alla conservazione dei documenti. Si tratta di un elemento simbolico che testimonia la volontà di mostrare l’archivio, evidenziando le connessioni che naturalmente vengono a crearsi tra gli elementi che lo compongono. Le diverse tipologie dei materiali conservati sono così in grado di illustrare, dal disegno al prodotto, la complessità dell’iter progettuale di realizzazione di un oggetto, sottolineando anche le fasi intermedie del suo sviluppo, attraverso modelli, prototipi e semilavorati.

Sacchi è stato un modellista al servizio di imprese, architetti e designer. La realtà dell’oggetto, che nasceva sulla carta attraverso schizzi e disegni tecnici in un mondo che non conosceva ancora i software di progettazione, poteva essere data soltanto dal modello e dalla grande abilità con cui Sacchi e i suoi collaboratori erano in grado di dare forma tridimensionale a idee che nascevano bidimensionalmente. Francesco Trabucco in un’intervista rilasciata al nostro Archivio, ha spiegato chiaramente l’importanza della collaborazione di Sacchi nel trasformare il disegno in un modello:

“Se io traducessi un disegno bidimensionale di una superficie fatta di piani regolari, di spigoli vivi, la potrei tradurre in un oggetto tridimensionale in modo oggettivo, cioè senza errori. Ma se devo tradurre una forma che è fatta da curve e curve nello spazio, anche un numero infinito di disegni bidimensionali non sarà mai in grado di restituire oggettivamente una forma tridimensionale. Cioè ci sarà sempre un margine di interpretazione. C’è [innanzitutto] l’interpretazione da parte di chi fa il disegno, perché intuisce come si incrociano due curve, ma sperimentalmente non lo può verificare. E, c’è un’altra fase intuitiva da parte di chi guardando il disegno lavora alla costruzione del modello… C’era [in Sacchi] un aspetto interpretativo della traduzione tra il modello e il prototipo che presupponeva un’attitudine che non era semplicemente quella di capire il disegno, ma era [anche] quella di capire l’anima che c’era dietro il disegno, l’intenzione di chi aveva fatto il disegno” (intervista a cura di Archivio Giovanni Sacchi, 10 giugno 2009).

Fin dalla sua gestazione e dall’originaria volontà di Sacchi, il progetto dell’Archivio ha sviluppato un interesse anche per l’aspetto “immateriale” della sua attività, quel patrimonio di conoscenze pratiche, saperi manuali e trucchi del mestiere che potevano essere trasmessi ai più giovani soltanto attraverso la pratica. Il sogno di Sacchi era, infatti, quello di trasformare la sua bottega in una scuola di modellistica. Per questo volle donare al Comune di Sesto San Giovanni non solo l’archivio in senso stretto, ma anche gli strumenti, le macchine e i banchi sui quali lui e i suoi collaboratori lavoravano.
L’Archivio accanto alla conservazione della memoria storica ha scelto perciò di proporre esperienze che hanno a che fare con la manualità e il “saper fare” artigiano. Parte dell’allestimento è quindi dedicato alla ricostruzione della bottega di via Sirtori, con tavoli, attrezzi e macchinari originali, affiancati da nuovi macchinari per consentire la realizzazione di workshop di modellistica per studenti e professionisti, condotti da personale qualificato. I primi workshop per studenti e professionisti sono stati dedicati alla progettazione grafica, mentre è stato dato spazio ai più piccoli ospitando i laboratori secondo il metodo Bruno Munari. L’Archivio, inoltre, organizza mostre e ospita incontri sui temi del design.

Oltre alle richieste di collaborazione da parte di istituzioni, musei e università italiane e straniere, l’Archivio ha accresciuto il proprio patrimonio grazie a donazioni di progettisti, alla raccolta di interviste dei progettisti, al conferimento di nuovi materiali inerenti la storia della grafica e del design.
In particolare, nel maggio 2009 l’Archivio Sacchi ha avviato una campagna di raccolta di testimonianze orali da parte di designer, architetti e personalità del mondo del progetto italiano, con l’obiettivo di ricostruire il ruolo storico svolto dalla bottega di Sacchi e di mettere in luce quale poteva essere il suo contributo allo sviluppo dei progetti che gli venivano affidati. Oltre alla raccolta delle testimonianze, tutte
consultabili in archivio, si è pensato di utilizzarne alcuni estratti per un breve filmato (visibile al link <http://archiviosacchi.it/video.html&gt;), realizzato da Roberto Bandiera e Alessio Devanna, montando estratti video e fotografie.
Le interviste hanno reso evidente come non fosse possibile scindere il lato personale del carattere di Sacchi dagli aspetti più professionali della sua attività. Molto spesso, assieme al riconoscimento della qualità dei modelli, della grande capacità di interpretare il disegno e talvolta il pensiero del progettista, emergeva il suo lato “umano”, la grande affabilità e la contagiosa passione che aveva per il proprio lavoro. E proprio queste caratteristiche, unite alle suggestioni dei materiali accumulati in decenni di attività, sono state in grado di far assumere alla sua bottega un valore simbolico, rappresentando nell’immaginario dei progettisti un’unità di fondo tra la cultura del progetto e un saper fare artigiano dalle origini più antiche. Lo ha sottolineato, tra gli altri, Michele De Lucchi:

“”Giovanni Sacchi con la sua persona, il suo entusiasmo, gli occhi ridenti, il suo laboratorio, il ‘bugigattolo’ con i suoi modelli, rappresentava un’idea di bottega che rimandava a un altro mondo, a un’altra epoca. Rimandava alla qualità del lavoro artigianale di chi crede nel lavoro che fa, ha talento e ha soddisfazione per quello che fa. Sacchi ti dava sempre il senso di ottenere una gratificazione personale, prima ancora che professionale, o economica, da quello che realizzava. Gli piaceva tutto e gli piaceva tanto. Gli piaceva l’oggetto che faceva, il progetto che tu gli avevi dato in mano, gli piaceva lavorare con te, la relazione. Ed era assolutamente impossibile evitare il fascino di questo insieme di cose” (intervista a cura di Archivio Giovanni Sacchi, 25 settembre 2009).
__________________________________
Valeria Anzivino
Stefano Mazzoni
Archivio Giovanni Sacchi
info@archiviosacchi.it

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