La difficoltà della traferta

pubblicato su Artribune il 28 marzo 2011

A distanza di quattro anni, Roman Opalka torna al Museo Correr di Venezia per dialogare con Carpaccio sul tempo. Un incontro suggestivo, sebbene sbilanciato a favore del padrone di casa

Ci siamo ormai abituati a dialoghi più o meno riusciti tra capolavori di musei prestigiosi e opere contemporanee. La mostra a cura di Ludovico Pratesi al Museo Correr ha il merito di non accontentarsi di un accostamento meramente formale, ma di cercare un rapporto più profondo tra le opere che affianca e la loro comune ispirazione.
Purtroppo, l’allestimento curato e diligente non ha evitato che l’incontro tra i due artisti fosse troppo sbilanciato in favore del padrone di casa. Le due dame veneziane di Vittore Carpaccio (Venezia, 1465 ca. – Capodistria, 1526) rubano la scena. Il suono della voce di Roman Opalka (Abbeville, 1931; vive a Parigi), che da sempre si registra nominare le cifre che dipinge, avrebbe dato più evidenza ai suoi lavori. Ma l’allestimento è silenzioso e le sue opere restano defilate sullo sfondo. [è necessaria una precisazione. Mi è stato sottolineato che l’opera di Opalka non è muta, ma lascia opportunamente spazio alla voce dell’artista che nomina le cifre dipinte. Cosa di cui non mi è stato possibile accorgermi durante l’inagurazione, sia stato per l’affollamento o per un eventuale temporaneo inconveniente, pur avendoci fatto particolarmente attenzione. Pertanto l’allestimento della mostra è da considerarsi meno “sbilanciato” di quanto ho scritto qui sopra e più accurato di quanto già evidenziato nell’articolo…]

Confronti veneziani

Opalka si dedica da oltre quarant’anni alla stessa opera. Una serie di quadri di numeri progressivi, il cui potenziale contare l’infinito si compirà soltanto con la morte dell’artista. Dal 1972 le tele vanno schiarendo progressivamente il proprio sfondo, sino a farsi sempre più indistinte. Un procedere inesorabile, ribadito da una serie di autoritratti fotografici che mostrano i segni scolpiti dal tempo sul proprio volto.
Sulle due dame del quadro di Carpaccio non si avverte ancora la vecchiaia, nonostante la differenza di età fra le due donne. Il tempo di questa pittura non addita direttamente la morte, ma una più indistinta attesa che, soprattutto sullo sguardo vuoto della più giovane, sembra prendere decisamente i contorni della noia.

Vittore Carpaccio – Due dame veneziane – 1490 ca. – Museo Correr, Venezia

Perché far dialogare Opalka proprio con Carpaccio? Un’anacronistica suggestione leopardiana legherebbe la noia alla più evidente percezione del nulla dell’esistenza. Ma se l’accostamento è intrigante, un paio d’indizi suggeriscono che un altro grande artista sia mancato all’appello. In una pagina del sito ufficiale dell’artista polacco, il titolo della mostra ha una piccola ma significativa variazione: Il tempo in pittura. Carpaccio, Giorgione e Opalka. Anche durante la conferenza introduttiva, nell’intervento di Augusto Gentili è riapparso lo spettro di Giorgione, portando il suo celebre Ritratto di vecchia come esempio.

Vittore Carpaccio - Due dame veneziane - 1490 ca. - Museo Correr, Venezia
Vittore Carpaccio – Due dame veneziane – 1490 ca. – Museo Correr, Venezia
Roman Opalka - Détail 800149-816708 1965/1-∞ - courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia
Roman Opalka – Détail 800149-816708 1965/1-∞ – courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia
Roman Opalka - Détail 800149-816708 1965/1-∞ (particolare) - courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia
Roman Opalka – Détail 800149-816708 1965/1-∞ (particolare) – courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia
Ludovico Pratesi e alcuni spettatori della mostra
Ludovico Pratesi e alcuni spettatori della mostra
Il tempo in pittura
Il tempo in pittura
Confronti veneziani
Confronti veneziani
Roman Opalka – Détail 3126812 1965/1-∞ - courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia
Roman Opalka – Détail 3126812 1965/1-∞ – courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia
Roman Opalka – Détail 5065537 1965/1-∞ - courtesy Galleria Michela Rizzo, Milano
Roman Opalka – Détail 5065537 1965/1-∞ – courtesy Galleria Michela Rizzo, Milano
Augusto Gentili, Roman Opalka, Giandomenico Romanelli, Ludovico Pratesi durante la conferenza di apertura
Augusto Gentili, Roman Opalka, Giandomenico Romanelli, Ludovico Pratesi durante la conferenza di apertura

Quel ritratto impietoso del volto di una nutrice ormai decrepita è un simbolo magistralmente eloquente del passare del tempo e del fatale destino che ci accompagna fin dalla nascita. Lo stesso raffigurato nell’opera di Opalka, a indicarci che “siamo nello stesso tempo vivi e sempre di fronte alla morte”.

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