Polonia anni ’80 – Una generazione in rivolta

fino al 16.I.2011
Generation ‘80
Kraków, Muzeum Narodowe

Solidarność, legge marziale, un papa polacco. Uno sguardo sugli anni ‘80 in Polonia. E su quella generazione di artisti cresciuti tra clandestinità e contestazione…

pubblicato su Exibart giovedì 13 gennaio 2011

Se il Muro di Berlino è diventato il simbolo del crollo dell’impero sovietico, le fondamenta di quella distruzione sono polacche. A distanza di trent’anni dall’inizio della rivoluzione di Solidarność, un’esposizione riporta alla luce quella generazione di artisti indipendenti che hanno “solidarizzato” con il movimento.
Dopo averne celebrato la videoarte a febbraio al Bunkier Sztuki, ora è la pittura la grande protagonista nella mostra del Muzeum Narodowe. Sia pur senza evidenti contatti diretti, anche in Polonia come in Germania e in Italia ritornò prepotentemente la pittura figurativa, segnando una rottura con il recente passato che negli anni ‘70 aveva privilegiato linguaggi più concettuali e informi. Tanto che, in quegli anni, pittura, grafica e disegno si fecero vera e propria arma di propaganda, contribuendo alla diffusione del movimento di protesta, come sottolineato in catalogo. L’indipendenza di artisti come Tadeusz Kantor, Magdalena Abakanowicz o Władysław Hasior aveva già potuto svilupparsi in contrapposizione più o meno dichiarata al regime, rifiutando in blocco la retorica della pittura e della scultura social-realista. La novità degli anni ’80, è segnata da un recupero di una pittura figurativa che possa essere alternativa, muovendo una critica all’arte di regime sul suo stesso piano, con un linguaggio più popolare. Sorprende come, nonostante l’isolamento degli artisti d’oltrecortina, vi fosse un consapevole sviluppo di nuovi linguaggi e sensibilità spesso al passo con quel che si stava muovendo nell’Occidente capitalista. Ad esempio, si notano affinità tra i Nuovi Selvaggi e l’acida e aggressiva pittura neoespressionista di Paweł Kowalewski e Jacek Sroka. Anche se non mancano percorsi del tutto autonomi, come le amare e anonime silhouette di Jarosław Modzelewski, che svuotano dall’interno l’immaginario social-realista.
Jaroslaw Modzelewski - L’uccisione di un maiale - Muzeum Narodowe, Cracovia
Non era affatto facile, negli anni della legge marziale, la vita per un artista indipendente. Lo ricorda il curatore Tadeusz Boruta, attivo come pittore a Cracovia in quegli anni. Ci si muoveva tra clandestine wistawy walickowy (mostre da valigia), con opere di ridotte dimensioni da portare  ed eventualmente rimuovere rapidamente – negli scantinati e sottoscala di un tessuto letteralmente underground, fatto di microgallerie, studi d’artista e spazi messi a disposizione e gestiti dalle chiese, che nel loro complesso genereranno un primo mercato dell’arte contemporanea, ben prima del crollo della PRL. Probabilmente per questo era importante la collaborazione tra gli artisti, che si organizzavano in gruppi con affinità poetiche, ma che potevano rappresentare veri e propri movimenti culturali e politici, come nel caso dell’Alternatywa Pomaranczowe, che organizzava manifestazioni-happening e occupava con i graffiti dei suoi gnomi rivoluzionari le pareti di Wroclaw.
La mostra si suddivide per gruppi di appartenenza, dal più aggressivo GruppAdzika dei diplomati dell’Accademia di Varsavia ai lavori collettivi di Grupa Nao, nel quale si inserì il giovane Zbiniew Libera, alla malinconica e rassegnata Figuracja Krakowska, che predilige stanze vuote, come nel dittico Tron di Gregorz Bednarski o negli interni distorti e disperati di Zbigniew Salaj.
Pawel Kowalewski - Cane pazzo rosso su sfondo verde - Muzeum Narodowe, Cracovia
Chiude la mostra il gruppo di artisti di Wroclaw che si radunava attorno alla rivista Luxus, che fin dal titolo privilegiava l’esaltazione dell’opulenza occidentale in coloratissime tele pop curiosamente dedicate alle star del cinema americano e ai movimenti manoarmata di estrema sinistra italiani.
Completa e introduce la mostra una gabbia al cui interno vengono presentate video interviste che esplorano le diverse anime del movimento culturale che accompagno la lotta di Walesa e Solidarnosc: il ruolo della chiesa, quello dell’organizzazione della cultura indipendente, del teatro, della grafica e del rock polacco.
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