Alessandro Mendini – Patchwork Design tra Depero e Arlecchio

design_mostre
Alessandro Mendini
Milano, Curti/Gambuzzi & Co.

Mendini reinventa il salotto borghese, segnando così un’ulteriore tappa verso la sua Nuova Utopia. Senza dimenticare la lezione di Depero e quella di Arlecchino…

pubblicato su Exibart giovedì 28 ottobre 2010

Dal pessimismo caustico, che ne ha contraddistinto l’opera tra gli anni ‘70 e ‘80, fino allo sfacciato ottimismo degli ultimi tempi, alla ricerca dell’anima perduta per gli oggetti del Terzo Millennio, nell’opera di Alessandro Mendini (Milano, 1931) si coglie la presenza di un elisir di eterna giovinezza, che al tempo stesso è un antidoto al gusto e al pensiero corrente. La Nuova Utopia, che alimenta la sua ultima produzione, si apre verso un nuovo umanesimo. Speranza che destabilizza le inquiete certezze della “foresta buia e violenta del presente” e che sarebbe interessante mettere a confronto con il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Si inseriscono in questo contesto i mobili della serie Magico, progettati e prodotti in esclusiva per la galleria Curti/Gambuzzi.Si tratta di una reinvenzione dei mobili classici del salotto borghese dell’Ottocento: tavolo, credenza, buffet e controbuffet. Differenti texture colorate invadono le superfici del legno, traboccano le une sulle altre, sconvolgono unità e percezione, proiettandole in un universo astratto. Si tratta dello stravolgimento di una lezione ben nota già a Marcello Nizzoli, che ben conosceva il potere illusionistico dei cromatismi e per questo valutava sempre le sue maquette neutre, dipinte soltanto di bianco, per non permettere al colore di ingannare l’occhio nel valutare le forme.

Alessandro Mendini - Magico 1, buffet - 2010 - cm 130x192x53
Mendini ha fatto, invece, del patchwork la forza del proprio lavoro, tanto da trasformarlo in una metodologia interpretativa del progetto in generale, una filosofia operativa che è per principio accostamento, collage e sovrapposizione di pensieri frammentari e definizioni diverse, spesso anche contraddittorie.
Nel caso della serie di mobili presentata, l’unità scomposta dai pezzi a tecnica mista viene recuperata da linee di forza che si sovrappongono riportando il loro eccesso a una sobrietà costruttivista, sottolineata dall’organicità della loro forma complessiva. Si trova un’evidente matrice architettonica, che sembra voler dare agli oggetti un significato ulteriore, avvicinandoli a feticci religiosi, trasformando la credenza in un totem a cui consegnare offerte votive.
Alessandro Mendini - Magico 4, tavolo - 2010 - cm 120x240x75
L’opera di Fortunato Depero è più che un sottofondo. “Magico” era il suo teatro futurista, fatto di pupazzi meccanici in grado di animarsi autonomamente, dei quali sono recuperate suggestioni dinamiche e vivaci pattern. Con Mendini la magia si fa più alchemica e richiama l’altra grande maschera dietro a cui il designer milanese si è più volte nascosto. Il vestito di Arlecchino, abito fatto di rammendi di stracci cuciti insieme, che si emancipa dalla propria povertà grazie a un elegante e fantasioso mosaico di pezze colorate. Miracolo di una creatività che fa di necessità virtù, riuscendo a realizzare il sogno alchemico di mutare in ricco il povero, in esuberante il modesto.
Certo, evitare di inserire questa mostra nel calendario di Start, avrebbe evitato qualche incomprensione da parte degli spettatori.
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