Matteo Rubbi – La pazienza del divulgatore scientifico

fino al 17.X.2010
Matteo Rubbi
Milano, Studio Guenzani

Il Sistema solare in un quartiere, l’universo in due stanze. Rubbi torna a esplorare suggestioni scientifiche, proponendosi come istrionico divulgatore…

pubblicato su Exibart mercoledì 6 ottobre 2010

Dal macro e al microcosmo, Matteo Rubbi (Seriate, Bergamo, 1980; vive a Milano) continua a prendere spunto e ispirazione dalla scienza. Lo aveva fatto, ad esempio, nel 2008 con Il Sistema Solare, una performance che illustrare il movimento dei pianeti attorno al Sole, impersonati da altrettante persone. Per Start, propone un nuovo Planetario, la cui ricostruzione del sistema solare è data da degli oggetti che, partendo dal sole-pallone da basket all’ingresso, riportano alla stessa scala distanze e diametri dei pianeti nello spazio esterno alla galleria, fino a collocare un plutone-granello di sabbia a 1.300 metri di distanza.All’interno, svariati oggetti e oggettini evocano le loro minuscole componenti, spostando la rappresentazione dal piano estetico a quello materiale. Soldatini di piombo e palloncini gonfiati d’elio, laser, fotocopiatrici, magneti, luci al neon e a svariati altri gas danno vita a un curioso bazar periodico, a cui si accompagna il libretto Novantadue, in cui l’artista narra le origini degli elementi in una personale cosmogonia.
L’universo viene così espresso dai suoi microscopici mattoni, i 92 che si trovano in natura – rispetto ai 118 che formano il sistema periodico – rappresentati da oggetti d’uso quotidiano o industriale che ne sfruttano le proprietà per le loro caratteristiche funzionali. Come nel caso dell’azoto, usato nei binocoli per impedire l’appannamento delle lenti, e addirittura dell’uranio, che – oltre a essere combustibile per i reattori nucleari – viene utilizzato in modiche quantità per colorare il vetro. In alcuni casi, qualora non fosse possibile individuare una materializzazione concreta dell’elemento, lo si evoca, come nel caso del cesio, la cui costante del salto dell’elettrone dà la misura esatta del secondo, ed è così rappresentato dal suono di un metronomo. 

Matteo Rubbi - Gli Elementi - 2010 - materiali vari - dimensioni ambientali - courtesy Studio Guenzani, Milano
Chiude l’esposizione Lavagne, disegno a gessetti colorati su tre pannelli di ardesia, che riporta le fasi dell’origine cosmica degli elementi dalla primordiale esplosione del Big Bang, alla loro differenziazione e diffusione nell’universo.
Va riconosciuta a Rubbi un’inventiva accattivante, in grado di dare corpo a idee effimere, concretizzandole in modo piacevole e suggestivo. Ciascuno dei suoi progetti sembra originarsi da piccole intuizioni, che rimescolano porzioni del quotidiano rinnovandone la percezione. In particolare, le sue trovate d’ispirazione scientifica realizzano rappresentazioni simboliche e sentimentali della natura e delle sue leggi.
L’unica nota dolente rispetto alla freschezza delle sue sperimentazioni? Il prediligere semplicità troppo confortanti, accontentandosi di rispecchiare sistemi “stabili” e mansueti, rischiando peraltro di cadere in un piglio eccessivamente didascalico, che richiede allo spettatore una paziente accondiscendenza, come quella del pubblico di Piero Angela.
Matteo Rubbi - veduta della mostra presso lo Studio Guenzani, Milano 2010
Ci si augura che le sue opere possano guadagnare complessità, iniziando a farsi carico anche dei paradossi della scienza, delle sue vertigini e contraddizioni. Magari affrontandole con lo stesso incedere leggero, ma facendo vibrare un po’ più fortemente la terra sotto i piedi dello spettatore.
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