Uomo vitruviano

fino al 10.I.2010
Leonardo
Venezia, Gallerie dell’Accademia
Il più celebre disegno leonardiano torna alla luce dopo sette anni lontano da sguardi e sbalzi di temperatura. Una mostra dal passo lento. Che permette ai visitatori di misurarsi con un enigma dalle divine proporzioni…

pubblicato martedì 15 dicembre 2009

Difficile immaginare che una delle icone più celebri e citate dei nostri tempi abbia faticato tanto prima di esser riconosciuta come indiscusso capolavoro. Il disegno dell’Uomo vitruviano è rimasto pressoché ignoto fra i suoi contemporanei, salendo agli onori della cronaca d’arte soltanto nel 1810, in una pubblicazione del collezionista Giuseppe Bossi. E in seguito si dovette attendere la metà del secolo scorso perché riuscisse a superare le diffidenze di chi ne contestava l’aspetto ambiguo, non chiaramente ascrivibile all’ambito scientifico o a quello artistico del corpus leonardiano.
La mostra che ridona visibilità al disegno di Leonardo (Vinci, 1452 – Amboise, 1519), a sette anni dalla sua ultima apparizione, si occupa espressamente di questo suo carattere ambivalente, “tra arte e scienza”, come indicato da titolo e testi in catalogo.
Sul foglio, oltre al celeberrimo disegno, compaiono le note di Leonardo che descrivono l’immagine, capolavoro di proporzioni realizzate secondo il modello dell’homo ad quadratum e ad circulum dei trattati di “Vetruuio architecto”. Il testo di Leonardo riguarda i rapporti fra le parti che compongono il corpo dell’uomo, e fra le stesse e il quadrato e il cerchio in cui è inscritto. Questo aspetto antropometrico torna all’esterno della figura, Leonardo da Vinci -  Uomo vitruviano - elaborazioni grafiche per evidenziare i rapporti  vitruviani di un piede e di una testa, dalla base del collo  all’attaccatura dei capelli, pari a un sesto dell’altezza di un uomoin una linea sotto il disegno, divisa secondo il passo delle relazioni tra le porzioni d’uomo raffigurate, “diti”, “palmi”, “piedi”, “cubiti”, “passi”, fino ad arrivare all’intero “homo”.
Il disegno è collocato al centro d’una piccola sala, dietro una teca che rispetta le prescrizioni riguardanti luce, temperatura e umidità costanti necessarie alla sua conservazione, mentre ai suoi lati vengono ricavate due nicchie sulle cui pareti sono proiettati altrettanti video. Il primo rielabora graficamente il disegno leonardiano, evidenziando le relazioni antropometriche e mettendolo in rapporto con raffigurazioni dell’homo ipotizzato da Vitruvio come unità di misura esemplare per l’architettura, sottolineando come quella leonardiana sia una soluzione d’impareggiata armonia.
Il secondo video inserisce la raffigurazione di Leonardo all’interno dell’indagine umanistica sul rapporto fra uomo e cosmo. Qui le relazioni fra le parti diventano metafora di quelle tra umano e divino, secondo trattazioni cosmologiche che, a partire dal Medioevo, hanno fatto del cerchio e della linea curva uno strumento di raffigurazione in grado di trasporre “l’uomo dalla dimensione del limite terreno a quella del mondo celeste, perfetto e incorrutibile”, come indicato in catalogo da Alba Zanin.
Leonardo è sicuramente consapevole non solo delle relazioni matematiche istituite fra le parti, alla ricerca di quella “divina proporzione” trattata dall’amico matematico Luca Pacioli, ma anche della valenza esoterica delle figure geometriche che utilizza.
Jacopo de Barbari -  Doppio ritratto con Luca Pacioli - Galleria Nazionale di Capodimonte,  Napoli
Tutti questi aspetti contribuiscono a realizzare una figura la cui ambiguità non può essere definitivamente risolta, e la cui visione dal vero, come quella di ogni grande capolavoro, si rivela un’esperienza infinitamente più ricca di quanto la sua diffusione farebbe sospettare.
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