Otto Zitko – Storia di una linea

fino al 15.I.2010
Otto Zitko
Milano, Manuela Klerkx
La storia di una linea che supera la cornice per acquisire materia e conquistare la terza dimensione. Zitko trascende la pittura per collocarsi ai suoi albori. Trasportando lo spettatore in uno spazio senza tempo…

pubblicato giovedì 7 gennaio 2010
In principio era la linea. Come aveva già a suo tempo sottolineato Paul Klee, che vi riconosceva l’elemento primitivo in cui disegno e scrittura ancora coincidevano. Proprio su questa zona in bilico tra l’origine della parola e quella dell’immagine insiste la pratica artistica di Otto Zitko (Linz, 1959; vive a Vienna). Al di fuori di qualsiasi contrasto fra astrazione ed empatia, sulle pareti di differenti luoghi l’artista austriaco continua a seguire il tracciato di una stessa linea. Ed esplora una zona di confine della pittura che, anziché dichiararne la morte, preferisce insistere sui suoi primordi.
Fin dagli inizi, la pittura di Zitko è diretta a sondare le profondità psicologiche, proseguendo le ricerche dell’Espressionismo astratto americano e dell’Azionismo viennese. In mostra presso la Galleria Klerkx, una serie di nove litografie ripropone, rinnovata, quella stessa poetica animata da linearità febbrili e da forti contrasti cromatici, nella figura di una Pizia. Il soggetto, che presiedeva al vaticinio del futuro attraverso il proprio stato di coscienza alterato, esprime la stessa doppiezza della pratica artistica che lo raffigura, così intessuta di ordine e caos, impulso e raziocinio.
Zitko ha sviluppato questo percorso trascendendo la pittura per proiettarsi ai suoi inizi, lasciando che le linee tracciate dal pennello si rincorressero sulle pareti, senza che nessuna cornice le potesse limitare. I suoi wall drawing rendono esplicito il carattere processuale della creazione pittorica, mostrandone la profonda commistione d’irrazionalità e controllo.
Otto  Zitko - Church. Opera Prima - veduta della mostra presso la Galleria  Manuela Klerkx, Milano 2009
Ma non si tratta soltanto di déssin automatique. Nei grovigli delle sue linee si esplora una dimensione che anticipa la rappresentazione e la supera, riuscendo a conferire materialità al disegno. L’immaterialità di una linea che non de-finisce nessun contorno, che non segna termini e confini di alcuna figura, si perde nelle sue stesse pieghe e si trasforma in spazio.
Zitko parte da un angolo della galleria per poi irrompere sulle pareti e sul soffitto del contenitore espositivo per conquistarlo, mutandone la percezione e possedendone la terza dimensione. Lo spettatore non può che spostarsi al suo interno per cogliere l’insieme del disegno; deve entrare nella pittura, esplorarla con le stesse modalità di percezione dell’architettura.
Regola somma dell’azione pittorica di Zitko è il divieto di cancellare i segni del tragitto sulla parete compiuti dal rullo intriso di colore all’estremità dell’asta telescopica che prosegue i movimenti del suo braccio. Questo divieto impone all’artista di studiare il percorso delle sue linee, e realizza un percorso di cui sono ben visibili le tracce, senza però poterne dedurre lo sviluppo e la progressione.
Otto Zitko - Church.  Opera Prima - veduta della mostra presso la Galleria Manuela Klerkx,  Milano 2009
Ricollocandosi agli albori della pittura, Zitko approda in uno spazio in cui inizio e fine coincidono in un aggrovigliato circolo senza tempo. E ci ricorda, con Nietzsche, che “tutte le cose dritte mentono”.
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