Nathalie Djurberg – L’orrore del mistico

fino al 24.VII.2010
Nathalie Djurberg
Milano, Giò Marconi

I pupazzi della giovane artista svedese scoprono il misticismo. Per riportarlo al suo lato più terreno. Ogni estasi si fa impossibile. E l’ascesi si mostra soltanto nella loro orrida esteriorità…

pubblicato su Exibart venerdì 18 giugno 2010
Ciascuna delle sculture di Nathalie Djurberg (Lysekil, 1978; vive a Berlino) sembra avere una narratività intrinseca, come se l’artista avesse isolato un frammento casuale di storia, e per questo fosse costretta a presentarle all’interno di box in plexiglas, accorgimento necessario per impedire loro di uscire, di animarsi e richiamare a sé gli altri elementi della narrazione, bloccandone così il processo di affabulazione, senza però eliminarne il fascino.
Come alla Fondazione Prada o alla Biennale, anche per la sua nuova mostra da Giò Marconi viene dedicata grande attenzione ai dettagli dell’allestimento, dalle tende elegantemente rattoppate che chiudono l’accesso alle due sale ai morbidi tappeti e alle effusioni di vaniglia nella cripta sotterranea, che esaltano l’atmosfera incantata e teatrale dei suoi pupazzi dall’aspetto tenero e terribile al tempo stesso.
La loro strana delicatezza, anche per le suggestioni del materiale utilizzato e della tecnica di animazione, si origina dalla prossimità con un immaginario infantile che deforma la realtà, facendone un incubo spaventoso e attraente, mescolando l’innocente e il selvaggio, crudeltà e seduzione. Come nel video presentato al piano inferiore della galleria, in cui la danza voluttuosa e visionaria di una donna nuda con una rana, che la bacia e ne esplora il corpo con le zampe e la lingua, riporta la sessualità al centro di un rito di evasione, riaffermando il primato del corporeo sullo spirituale.
Nathalie Djurberg - Snake know it's Yoga - 2010 - still da video
In La morale del JouJou, Charles Baudelaire ha descritto il rapporto del bambino con il giocattolo come un momento epistemologico di iniziazione all’arte. Il suo aprire, rompere, fare a pezzi il balocco risponde all’esigenza di “vederne l’anima”. Ma si tratta di una ricerca destinata allo scacco: il giocattolo rotto perde la sua magia senza svelarne il segreto. Djurberg ripercorre lo stesso procedimento nella sua nuova mostra, scrutando e facendo a pezzi – letteralmente, nel video Snakes know it’s Yoga – un esercito di asceti per vedere cosa si nasconde all’interno delle loro pratiche e delle loro visioni. E come il serpente del video che ne ipnotizza uno per poi smembrarlo, sembra non trovare nulla, oltre all’orrore del mistico.
Le loro ascesi su letti chiodati, con fruste e spuntoni nelle carni, sono fini a se stesse, pratiche dolorose che non portano ad alcuna estasi. Esercizio spirituale e mortificazione della carne si mostrano soltanto come dolore, incuria, trascuratezza, degrado. I demoni con cui lottano alcune delle oltre sessanta sculture sono i vincoli di un corpo troppo pesante, goffo, sgraziato, che impedisce ogni possibilità di elevazione spirituale.
Nathalie Djurberg - Snakes know it's Yoga - veduta della mostra  presso la Galleria Giò Marconi, Milano 2010
La materia prevale sullo spirito, riportando i santoni al loro essere concretamente fatti di carne e ossa, senza alcuna possibilità di evasione o di un’illuminazione liberatrice.
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