Latino Pop

fino al 31.VII.2010
Latino Pop
Milano, Area B
Kitsch, eccesso, dissacrazione. Ivan Quaroni mette insieme una collettiva a tinte forti, sotto l’egida della comune matrice pop. Ma che lascia qualche riserva sul suo essere a tutti gli effetti “latina”…

pubblicato su Exibart lunedì 24 maggio 2010
Protagonista è la reinvenzione pop dell’iconografia religiosa tradizionale, immersa in riferimenti alla cultura underground legata al mondo dei comics o del tattoo. Santi supereroi, skate ex voto e cristi lottatori danno vita a un’atmosfera accattivante, anche grazie a un allestimento che trasforma sapientemente la galleria in un sovraffollato bazar, sfruttando l’andamento zigzagante del suo perimetro. E con tanto di buffet blasfemo alla vernice, con ostie sconsacrate in salsa di Negroni. Il risultato è quello di un’accentuazione del contenuto volutamente eccessivo, kitsch, straripante delle opere in mostra. Ma è come se proprio l’accurato allestimento “latino” fosse, paradossalmente, l’aspetto criticabile.

Le categorie interpretative di Quaroni, su movimenti Newbrow o Latinos italiani, sono tutt’altro che superficiali. Riconoscono e rendono espliciti riferimenti e fonti d’ispirazione degli artisti presentati. Ma nel complesso pare che sia sfuggito qualche particolare. Nella cultura ispanica il sincretismo si dirige in tre direzioni. Glorifica il kitsch e l’eccesso con ironia, ma non solo. Glorifica soprattutto il sesso e la morte. Il classico tema di Eros e Thanatos, sciacquato nel Rio Bravo, è il pastiche originario che pone l’eccesso a propria misura, mescolando sacro e profano in tinte forti. Ironia e dissacrazione sono movimenti secondari, quasi accidentali.
Massimo Gurnari -  Untitled - 2010 - tecnica mista su tela - cm 11x120
Nelle opere presentate alla galleria Area B è invece la dissacrazione l’aspetto predominante. Generalmente, si manipolano gli aspetti iconografici della tradizione, senza rivolgerli a terra, senza tirar giù i santi, mescolandone l’aspetto con aspetti corporei e terreni. Lo dimostra, ad esempio, la rappresentazione del teschio, icona per eccellenza della vanitas, la cui reinvenzione simbolica rimane comunque su un piano fantastico-astratto, come quello del fumetto (in Sadistik di Laura Giardino o in Floriano di Michael Rotondi), o comunque acquista un aspetto innocuo e grottesco, anziché materializzare il volto della morte. E probabilmente non è un caso se le opere nelle quali è riconoscibile la centralità del tema corporeo, con i suoi zombi tatuati, sono quelle dell’unico artista non italiano, Toňo Camuňas.
Mentre nella cultura ispanica è lo straripare dei due temi legati al corporeo che travolge e stravolge la tradizionale iconografia religiosa, nella sua versione italiana pare trattarsi piuttosto di uno “stile dissacratorio”, che rispecchia a sua volta una cultura che preferisce considerare la morte come un’ipotesi piuttosto che un fatto, e che vive generalmente il cristianesimo come tradizione o stile di vita più che come credenza nell’incarnazione divina e nella resurrezione dei corpi.
Laura Giardino -  Hypocrita - 2010 - tecnica mista su tela - cm 100x80
Ciò non toglie nulla alla qualità della mostra. Ma è un riconoscimento. Del fatto che, per noi, è probabilmente più facile essere Pop o Newbrow che Latinos. Consapevoli, con gioia, che da qualche parte rimangono comunque impigliati dei frammenti di cultura nazionale. E quando, nonostante tutto, riescono a esprimersi, vale la pena di sottolinearlo.

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