Edward Hopper a Palazzo Reale

fino al 31.I.2010
Edward Hopper
Milano, Palazzo Reale

Attese, malinconie e solitudini di una pittura avvolta nel silenzio. Una retrospettiva scrupolosa. Che, nonostante le assenze, ha il merito di far entrare lo spettatore nell’officina dell’immaginario hopperiano…

 


pubblicato martedì 10 novembre 2009

 

“Noi siamo sempre in attesa?”, chiede il narratore bambino di uno dei primi romanzi di Erri De Luca. “Se io non voglio stare in attesa e voglio stare senza attesa, posso?”.
Tutta l’opera di Edward Hopper (Nyack, 1886 – New York, 1967) sembra rispondere, negando questa possibilità. Tutto nei suoi quadri – dai gesti delle poche figure umane ritratte alle diagonali che costruiscono l’immagine, fino ai toni della luce e del colore – parla di momenti sospesi nel vuoto dell’azione, che cancella ogni prima e ogni dopo. Riflette un tempo al presente, dilatando attimi che rapiscono i suoi soggetti assenti, che abbandonano i propri corpi per perdersi nella solitudine di un pensiero malinconico.
La grande mostra di Palazzo Reale, che approderà a Roma in febbraio, sfrutta una sapiente campagna promozionale, riuscendo ad alleggerire un percorso espositivo potenzialmente troppo accademico, concentrato sulla gestazione dell’opera dell’artista americano. Certo, nonostante la presenza di alcuni capolavori, come A Woman in the Sun o Second Story Sunlight, non si può non notare l’assenza di altre ben più celebri tele dell’artista americano, da Nighthawks a Early Sunday Morning o New York Movie. Ma va riconosciuto un grande merito a chi ha pensato quest’esposizione, che riesce a mettere in mostra non solo l’evoluzione del percorso creativo dell’artista attraverso le diverse fasi della sua formazione – dagli inizi alla maturità, attraverso la scoperta della luce durante tre soggiorni parigini – ma chiarisce il processo creativo che ha portato alla realizzazione delle singole opere, sfruttando numerosi e notevoli schizzi, che accompagnano tutte le sezioni dedicate alla maturità di Hopper.
Edward Hopper - Study for Nighthawks - 1942 - conté crayon nera su carta - cm 21,4x27,8 - Whitney Museum of American Art, New York
Attraverso gli studi preparatori, si avverte con precisione come la fucina creativa hopperiana procedesse in togliere, studiando con attenzione i particolari, per scavare nella struttura del quadro, eliminando progressivamente ogni riferimento superfluo. Prendendo spunto dalla pittura dal vero, l’artista rielabora i propri schizzi, sottraendo man mano ciascun particolare troppo eloquente, fino a lasciare lo spettatore al confronto con un’opera che ammutolisce, che chiude la finestra della pittura in un’immagine silenziosa e rarefatta.
Non sono soltanto i dettagli compositivi, ma anche un attentissimo controllo della luce, reso evidente dagli schizzi di Morning Sun, in cui l’artista annota scrupolosamente le indicazioni dei diversi toni da usare su ogni parte della figura.
L’essenzialità dei suoi dipinti apre su un’altra importante cifra della poetica hopperiana: la riflessione sul tempo. Alla sensazione d’attesa dei suoi quadri si mescola, infatti, un’immediata familiarità con le immagini, presente anche negli acquerelli, in grado di esasperare l’esplosione luminosa della luce sulle fattorie di Cape Coast.
Edward Hopper - Morning Sun - 1952 - olio su tela - cm 71,4x101,9 - Columbus Museum of Art, Ohio
Il loro scarno apparire – per accenni di volti, interni, case, particolari – riesce a trasformare l’essenzialità fisiologica della pittura impressionista, concentrata sulla percezione, in un’essenzialità emotiva. Lasciando quell’impronta vaga ed essenziale che hanno le immagini nei nostri ricordi.
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Un Commento

  1. su

    esattamente, dada, molto ben detto.

    io amo hopper, per tutto ciò che hai detto tu.
    Quel che mi colpì, visitando il whitney a N.Y., e che non mi aspettavo, furono proprio le decine di disegni preparatori che H. faceva, anche su dettagli apparentemente insignificanti
    ( la posizione quasi impercettibilmente diversa dei piedi della maschera nella tela che tu dici mancante -New york movie-, le varianti cinturino sì/cinturino no delle sue scarpe ecc…)

    questa ancora non l’ho vista, sarà meglio che mi affretti 🙂

    (però a roma ho visto calder, bellissima.
    e anche quella su dadaismo e surrealismo, interessante, ma piaciuta meno)

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