Scritture dell’impermanenza (6. La porta dell’attimo)

Due grandi strade lunghe un’eternità si congiungono. Il loro non è un semplice fondersi, ma anche un’elidersi vicendevolmente, come sullo zero da cui partono i numeri. Le due strade cozzano come si fossero arrotolate all’improvviso fino a fondersi sulla porta. La porta è un’altra soglia, che non apre sulle strade che implodono in essa, ma va al di là, in una dimensione in cui esse non ci sono.

Non appena si è dichiarato che l’attimo porta dietro se stesso, l’attenzione cade sul ragno che striscia. Un movimento di fuga vertiginosa del pensiero che continuamente trapassa, che fugge. Un pensiero che è sgomento. Zarathustra si dichiara spaurito e sgomentato dai suoi stessi pensieri ed è folgorato da un ricordo. Qui si apre uno squarcio con un procedimento pre-proustiano che riporta a una condizione infantile di paura. L’ululato è la voce stessa della sua paura che muove un sentimento di pietà, di comprensione pietosa. Il nano è egli stesso uno spettro, come il pensiero che l’eterno ritorno altro non sia che un continuo girare intorno. Nietzsche sa di essersi portato con sé la possibilità del fraintendimento. Il nano è il cattivo interprete dell’eterno ritorno, colui che tende a concepire il tempo come un circolo, un’eterna ripetizione. Quello di Zarathustra è un tentativo di resistere alla fascinazione degli spettri. Senza paura, né di loro, né di quel terribile ululato. Ciò che rimane non è sogno, né spettro, ma il fatto che l’attimo trae dietro se stesso. Le due strade sono due strade implicate nella porta, contenute nell’attimo. in cui non transita il passato per passare nel futuro, ma l’infinita strada del passato non ha consistenza separata dall’attimo. Ma nel suo trascinarsi dietro se stesso, l’attimo dove va? In realtà lì davanti non c’è nessun attimo futuro in attesa: passato e futuro sono entrambi all’interno all’attimo, che non sta fermo ma trapassa, non lasciando nulla dietro di sé. Il tempo non si arresta ma passa, passa tutto nell’attimo. Il che non sta a significare che passato e futuro siano falsi, ma che la loro verità è nell’attimo che è eterno ma trapassa. L’attimo non fa che far passare eternamente con sé tutte le cose, ed esse non fanno che eternamente ritornare.

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