Scritture dell’impermanenza (4. Far volare il piombo)

Contro i moti dell’anima che si librano in volo senza portarsi dietro il corpo. Fino all’ultimo e da principio, Nietzsche fa sempre la stessa cosa, senza tuttavia ripetersi mai. Rivendica l’unità del suo pensiero, non permette ad anima e corpo, a uomo e ragione di rimanere separati. Si deve abbandonare la distanza cattivo ascetica tra alto e basso, andare verso un alto che abolisce la distanza tra vette e pianure. La vera leggerezza è quella che fa volare il piombo.

Secondo Rosenzweig, il pensiero di Nietzsche deve essere colto «al di là del cerchio che l’etica descrive». Nietzsche non dà all’etica nuovi contenuti, vuole piuttosto impedire ai fantasmi della morale di costingere la mente a rimanere seduta. Scopre la perfetta coincidenza di etica e teoretica e l’impossibilità di un’etica che prescriva ciò che si deve o non si deve fare. La meta-etica nietzschiana dovrà assumere la vita e il suo stare al di là del bene e del male, ma è proprio qui il suo serio e autentico proposito morale, quello che impedisce alla dimensione dell’oltre-uomo di convertirsi nella pura barbarica disumanità. Il nichilismo a cui aderisce è il voler distruggere ciò che è esso stesso distruttivo. Gli idoli che devono essere infranti perché sono attentati alla vita, perché sono la natura equivoca e fraintendente della loro promessa continuamente disattesa.

La poesia è congedo, nel suo essere capacità di far balenare l’oscurità e di rendere palpabile il silenzio. Nel trapassare c’è il sentimento di una superiore felicità, ciò fa sì che si dimostri amore per la vita, aspirazione per l’eternità non della vita, ma di questa che si è vissuta e che si sta vivendo, senza respingerne nessun particolare, volendola eterna così com’è, nel suo trapassare. Aderire al proprio tramontare è aderire al proprio attimo,  aderire a tutta la vita che si è vissuta. Si vuole che ci sia disanza perchè la vita sia vissuta, si vuole che le cose debbano essere distanti perchè siano per noi.  Si sente che si vorrebbe morire per lavita, e che si vorrebbe nello stesso tempo vivere. Una canzone della caducità, che canta il sentimento che sarebbe stato bello che non fosse finito.

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