Scritture dell’impermanenza (1. Una scrittura in eterno movimento)

L’impermanenza dev’essere intesa come la manifestazione massima nell’ordine del tempo dell’eternità. Una scrittura dell’impermanenza è quella che non può che consistere in un pensiero pensato, di un concetto costretto nella parola scritta. Si tratta, al contrario, di una scrittura perpetuamente in movimento. Il movimento del loro trapassare, di una scrittura che non dura, effimera e al contempo eccezionalmente resistente. Inscalfibile perchè ha una radicale alterità a qualsiasi resistenza. Una scrittura come quella nietzschiana, che deve essere tale per avere a che fare con la filosofia, correndo il rischio di  rivelarsi un contro movimento verso se stessa. Come un antidoto dalla filosofia e che la filosofia deve assumere per poter riprendere a filosofare.

Nel pensiero che si affida a questa scrittura, impermanenza ed eternità diventano reali passando al singolare e alla forma soggettiva. Cogliere la singolarità significa cogliere qualcosa di irriducibile alla rappresentazione. Tanto più si conosce, tanto meno si pretende di far aderire la conoscenza a una rappresentazione precostituita; qui è illusorio pensare che ci possa essere una realtà che precede la conoscenza.

Anche l’autocoscienza è un’erronea coscienza, in quanto coscienza di sè come qualcosa di già esistente, moto di separazione rispetto alla realtà. Per questo le letture dell’impermanenza si possono appoggiare ad altre per impedire che possano fissarsi in un detto che in realtà non vogliono dire. Non per  proporre un ipotetico “vero Nietzsche”, ma per rifutare di considerare questo pensiero già compiuto, già pensato e già rinchiuso in una parola scritta una volta per tutte.

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  1. anche pensare di rendere reale l’eternità è un’erronea coscienza. è tutto molto molto altrove da qui.

  2. sul tema ci sono passaggi di mistici che sono molto interessanti, proprio per la vertigine di pensiero che si portano con sè nel cercare di spiegare come sia possibile che il divino si manifesti, ma pian piano arriveremo anche a questo. io non sono sicuro che si tratti proprio di una errone coscienza, piuttosto un altrove, che non è affatto detto sia un’impossibilità

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