Hiroyuki Masuyama

fino al 20.I.2009
Hiroyuki Masuyama
Verona / Ferrara, Studio La Città / MLB Home Gallery

Un omaggio a un grande pittore. Ripercorrendone i passi e gli sguardi in viaggio verso l’Italia. Mosaici di scatti digitali per riprodurre paesaggi ormai classici del romanticismo inglese. Un altro viaggio, quello di un giapponese…


pubblicato giovedì 18 dicembre 2008

Dopo Roma, i light box turneriani di Hiroyuki Masuyama (Tsukuba, 1968; vive a Düsseldorf) arrivano a Verona, ma anche alla MLB Home Gallery di Ferrara, in occasione della grande mostra dedicata al pittore inglese da Palazzo dei Diamanti. Un omaggio, quello del giapponese, che – dopo la serie dedicata a Caspar David Friedrich – continua a rincorrere opere di artisti in grado di superare il realismo della visione, combinando elementi estranei a favore della creazione di immagini che rappresentano la realtà in un modo emotivamente più complesso e non neutrale.
Masuyama ha ripercorso l’itinerario dei viaggi di William Turner da Londra all’Italia, rivisitandone i luoghi, riscoprendo gli scorci che ne hanno ispirato le tele e prendendo con la macchina fotografica migliaia di appunti visivi, poi ricombinati insieme nel suo studio di Düsseldorf. Qui, attraverso la sovrapposizione di differenti immagini, combinando centinaia di scatti, come in una sorta di mosaico digitale di fotografie e loro frammenti, ha ricreato le opere dell’artista inglese.
L’effetto dei light box così ottenuti, a distanza, è quello di riproduzioni del tutto fedeli agli originali, in grado di accentuare la suggestione con cui rendono la luce, grazie alla retro-illuminazione. Da vicino, invece, rivelano le stratificazioni degli scatti che le costituiscono, animando le immagini con trasparenze e dissolvenze di elementi estranei, anacronistici rivelatori della nostra epoca sullo sfondo dei quadri ottocenteschi.
Hiroyuki Masuyama - The Grand Canal by the Salute - 2008 - light box - cm 22,2x32,2x4 - courtesy Studio La Città, Verona
Così, in The Grand Canal by the Salute, figure di turisti e passanti appaiono come fantasmi, semitrasparenti, tra la scalinata e il Canal Grande. Oppure, in A Wreak, una colonna di fumo si rivela composta da un accumulo di archi, volte e decorazioni del soffitto di una chiesa.
Nei suoi precedenti lavori, l’artista giapponese aveva già riflettuto sull’identità dello spazio nel mutare del tempo: nella serie Private Room, trovando uno sguardo capace di fissare l’immobilità e la permanenza di un’abitazione, al di là del frenetico affannarsi di chi l’aveva attraversata per trent’anni; oppure, nella serie Park, documentando per un anno intero il panorama di un parco, spostando ogni giorno la camera di un solo grado.
Ora anche l’identità dei luoghi viene sacrificata a quella della loro immagine. I frammenti ricomposti non sono più omogenei, non appartengono soltanto a tempi differenti, ma uniscono anche luoghi diversi, interni ed esterni, frammenti e vedute, per cercare di rispettare la suggestione dei quadri turneriani.
Hiroyuki Masuyama - J.M.W. Turner, A Wreak, 1835-40 - 2008 - lightbox a led, immagine digitale composta da 300 fotografie - cm 180x256x6 - courtesy Studio La Città, Verona
Ma, paradossalmente, è proprio dove le opere di Masuyama rinunciano alla fedeltà e rilasciano le ombre dei fantasmi che li abitano, dove rivelano le sovrapposizioni e gli anacronismi, che si fanno più credibili. Cessando di essere semplici, per quanto elaborate, copie.

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