Marcos Novak

fino al 16.XI.2008
Marcos Novak
Venezia, Fondazione Bevilacqua La Masa
Architettura liquide in cui immergersi e da modificare col proprio movimento. Sculture aliene dagli equilibri dinamici. Arte e tecnologia s’incontrano nel cyberspazio. Grazie a un venezuelano dai talenti molteplici…

pubblicato su Exibart giovedì 30 ottobre 2008

Marcos Novak (Caracas, 1957; vive a Venice, California) è un artista, musicista e teorico dell’architettura nel cyberspazio. Prendendo spunto dalle modalità con cui i software permettono l’interazione fra spettatore e spazio, Novak ha analizzato le possibilità di ridefinizione dell’architettura offerte dal cyberspazio, elaborando il concetto di Transarchitecture, spazio tra il reale e il virtuale, e quello di “architettura liquida” per descrivere una forma costantemente in relazione con chi la abita.
È da qui che nasce Turbulent Topologies: più che una mostra, un laboratorio che raccoglie una serie di esperimenti realizzati per avallare le teorie dell’artista venezuelano. L’architettura per Novak deve cessare di essere una struttura statica e fisicamente determinata, ma dev’essere concepita come uno spazio fluido, costituito internamente da correnti che lo possono influenzare fino a renderlo turbolento e a modificarne radicalmente la forma.
In mostra, un’installazione interattiva incarna queste possibilità. Si tratta di un telaio in metallo di forma cubica, all’interno del quale lo spettatore può muoversi liberamente. Una serie di sensori ne cattura i movimenti e li rielabora come suoni e immagini. Su uno schermo di fronte all’installazione, infatti, si materializzano psichedelici e irregolari oggetti in 3d, che si muovono e alterano forme e colori in base ai movimenti dello spettore, entrambi avvolti da una ruvida colonna sonora elettronica.
Marcos Novak - Turbulent Topologies - veduta della mostra presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2008
Sebbene suggestiva, l’installazione non convince pienamente per l’eccessiva separazione dello spazio di modificazione in cui agisce la spettatore dallo schermo su cui sono proiettati gli effetti del suo movimento.
Interessanti, come esemplificazione dell’unità tra arte, scienza e tecnologia perseguita dall’artista appaiono le sculture. Realizzate partendo da un software, rielaborano forme naturali attraverso algoritmi matematici, per poi esser eseguite da macchine a controllo numerico. Sono sculture dai volumi sinuosi e dalle forme irregolari, con strutture filamentose e pluristratificate, spesso cave e dal precario equilibrio statico. Richiamano un comune immaginario fantascientifico, accentuato dalle calotte di plexiglas sotto le quali sono esposte, come fossero reperti di un altro mondo. Novak infatti è alla ricerca di una “bellezza aliena”, frutto di un’“allogenesi”, ovvero dell’alterazione di forme organiche e naturali per arrivare a qualcosa di radicalmente diverso, tanto da appartenente a una nuova specie.
Marcos Novak - Turbulent Topologies - veduta della mostra presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2008
Anche queste sculture non sono che anticipazioni, risultati parziali di una ricerca visionaria, volta a trovare un’unità possibile tra realtà e mondo virtuale. Offrono l’opportunità di gettare uno sguardo, anche con sospetto e incredulità, sulle possibilità di un futuro per ora soltanto annunciato.
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