Coming of Age

fino al 12.X.2008
Coming of Age
Venezia, Guggenheim
La lunga corsa dell’arte americana alla conquista della scena mondiale. Dal riscatto del paesaggio al superamento delle avanguardie. Una mostra che sottolinea le linee di continuità che hanno portato l’arte statunitense alla maturità…

pubblicatosu Exibart giovedì 11 settembre 2008

Nell’America del XVIII secolo non c’era spazio per le arti, ritenute superflue “bagatelle” e guardate con sospetto dalla classe dirigente. Per lungo tempo, la cultura fu per gli americani qualcosa di inevitabilmente europeo e la “guerra” d’indipendenza dell’arte americana fu destinata a durare ben più a lungo di quella per l’emancipazione politica. Alla Peggy Guggenheim Collection una mostra si sofferma su questo percorso, attraverso opere della Addison Gallery of American Art.
La questione della necessità di costituire un’identità artistica americana nasce intorno agli anni ‘40 del XIX secolo e si traduce, per gli artisti della Hudson River School, nell’esortazione a prendere ispirazione direttamente dagli scenari della propria terra. Le grandi praterie e gli spazi incontaminati offrivano soggetti originali e ancora inesplorati allo sguardo, ben lontani dai paesaggi addomesticati e innocui del Vecchio continente.
È soprattutto nei quadri di George Inness che la natura si rivela in tutta la sua forza, facendosi pura emozione. Lungo questa linea, si affermeranno i tratti più ruvidi della pittura di Winslow Homer, come in Cambio della guardia e nel Vento dell’ovest, espressione di quel carattere “virile” della pittura americana, esaltato dalla critica statunitense di fine secolo, in contrapposizione alla “femminilità” d’oltreoceano.
George Inness - Il temporale imminente - 1879 ca. - olio su tela - cm 69,5x106 - Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts
Ma è attorno agli anni ‘10 del nuovo secolo che l’arte americana inizia a ridurre davvero il gap nei confronti di quella europea, conoscendo, assimilando e partecipando direttamente alla scena artistica contemporanea. Grazie alla Galleria 291 di Alfred Stiegliz, New York si apre alla conoscenza delle opere del modernismo, qualche anno in anticipo rispetto all’evento epocale dell’Armory Show che, nel 1913, metterà in contatto pubblico e collezionisti americani con gli sviluppi più innovativi dell’arte europea. La griglia cubista, l’astrazione di de Stijl, la libertà del colore di Matisse verranno rapidamente assimilati e lasceranno un segno nell’arte americana, arrivando a fondersi con i caratteri autoctoni già presenti, come il realismo della scuola di Robert Henri, nelle rarefatte geometrie cittadine di Manhattan Bridge Loop di Edward Hopper o in quelle più dinamiche delle architetture industriali della Ballardvale di Charles Scheeler.
Edward Hopper - Manhattan Bridge Loop - 1928 - olio su tela - cm 89x153 - Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts
Nelle ultime sale, la linea di sviluppo cronologico tracciata dalla mostra sembra perdere di coesione. L’intersecarsi di produzioni di periodi diversi e di artisti di provenienze eterogenee, anche extra-americane, rappresentano un terreno di coltura difficilmente definibile come “americano”, ma comunque fondamentale alla crescita degli artisti che porteranno gli Stati Uniti al centro della scena artistica mondiale. In chiusura, il trionfo dell’arte americana è rappresentato da quello che, nonostante le eclatanti assenze di Barnett Newman, Marc Rothko e Bob Rauschemberg, appare come il gotha dell’arte degli anni ‘50, dalle sculture di Calder e David Smith ai dipinti di Pollock e Frank Stella.
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