I macchiaioli

fino al 27.VII.2008
I Macchiaioli
Venezia, Palazzo Franchetti
Pittura di macchia di fine Ottocento. Tra Firenze, il Gabbro e la Maremma. Malinconie militari, urbane e agresti. Osservate attraverso il filtro dello sguardo, del gusto e della passione di un collezionista…

pubblicato su Exibart mercoledì 9 luglio 2008

Il prestigio di una collezione non deriva soltanto dal pregio delle opere che la compongono, ma anche dallo sguardo e dal gusto di chi le ha raccolte. La mostra a Palazzo Franchetti offre la possibilità di addentrarsi nella passione di un collezionista. Immune alle mode del momento, ma influenzato dalle letture critiche di Ugo Ojetti ed Enrico Somaré, il finanziere Mario Taragoni ha raccolto nelle sue stanze una quadreria di indubbio valore, dedicandosi soprattutto alla pittura dei tardi Fattori e Lega, affiancati da altri protagonisti della pittura di macchia come Telemaco Signorini o, tra gli altri, i più giovani Armando Spadini e Antonio Mancini.
Sono riconoscibili le atmosfere care al collezionista. Una pittura di stampo narrativo, attenta alle pause e ai silenzi piuttosto che alle azioni eclatanti, attraversata da un linguaggio cromatico denso e articolato da forti chiaroscuri e sapienti effetti luminosi, che non si nega la sperimentazione.
La mostra si apre con due ampie sezioni monografiche dedicate ai grandi protagonisti della collezione. Silvestro Lega - La signora Clementina Bandini con le figlie a Poggiopiano - 1887 - olio su tavola - cm 33,5x26 - coll. privataDai quadri di Giovanni Fattori, che affondano nella solitaria semplicità della vita agreste o nel languore senza battaglie della quotidianità militare, scaturisce una solennità di spirito che s’imprime sulla forza delle pennellate, sui toni dei chiaroscuri e sulla ricchezza cromatica. Negli ultimi suoi lavori, Fattori sembra inseguire un duplice percorso fatto di movimenti e pause. Nel maestoso Marcatura di torelli in Maremma, la scena concitata viene inondata da una luce zenitale, mentre l’intenso movimento è reso sottraendosi alle leggi della prospettiva. Tra le pause, s’impone la delicatezza di La preghiera della sera, che ritrae alle luci del crepuscolo due donne assorte in preghiera in una sosta del loro cammino.
Le stanze successive sono dedicate al probabile artista prediletto da Taragoni, Silvestro Lega. Negli ultimi quadri della sua produzione prevalgono i ritratti femminili, come se l’affaticarsi della vista lo costringesse ad avvicinare il soggetto. Le sue donne del Gabbro hanno espressioni brusche e fiere, che possono tingersi di dolcezza o denotare tormento. Ma più dell’analisi introspettiva, queste opere si rivelano un pretesto per accentuare la libertà nella disposizione del colore, come nelle rosee mareggiate di colore che s’infrangono attorno al volto della Donna con lo scialle rosa.
Tra gli altri quadri della collezione, da segnalare una tela di Telemaco Signorini, Il ghetto di Firenze, la cui affollata costruzione verticale restringe la visione, rendendo la dimensione angusta della costrizione a un luogo, mentre i toni scuri che ritraggono i passanti ne accentuano disagio ed emarginazione, connotandoli come ombre sociali. L’ultima sala è dedicata ad Antonio Mancini, con tre autoritratti nervosi e agitati, dalle pennellate dense e toni crepuscolari, animate a tratti da colori più accesi.
Giovanni Fattori - Marcatura di torelli in Maremma - 1887 ca. - olio su tela - cm 86x172 - Istituto Matteucci, Viareggio
Chiude la mostra una stanza dedicata all’ultima apparizione dei macchiaioli alla Biennale di Venezia, con quattro opere provenienti da Ca’ Pesaro, tra cui lo splendido Il Novembre di Signorini.
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