Carlo Benvenuto

fino al 28.VI.2008
Carlo Benvenuto
Milano, Suzy Shammah
Tavoli, tazze, bicchieri. Oggetti quotidiani immersi in un “languore metafisico”. La complessa semplicità di un artista che utilizza banco ottico e negativi. Per realizzare immagini che sembrano dipinti…

pubblicato su Exibart lunedì 16 giugno 2008

Le opere di Carlo Benvenuto (Stresa, Verbania, 1966; vive a Milano) giocano tra veridicità e finzione. Protagonisti delle sue immagini sono oggetti d’uso quotidiano come tazze e bicchieri, fotografati al banco ottico e stampati mantenendo le proporzioni in scala 1:1. Oggetti semplici, che si presentano in un’atmosfera straniante e per certi versi inquieta, accentuata dal vuoto in cui appaiono immersi.
Pur essendo dichiaratamente fotografie, hanno una presenza ambigua che, attraverso le correzioni delle distorsioni prospettiche, la sfocatura, per l’atmosfera indefinita che le avvolge, hanno un aspetto irreale, tanto da dare l’impressione di dipinti. Al contrario delle nature morte a olio di Luciano Ventrone, che sembrano più vere del vero, le fotografie di Benvenuto appaiono frutto di un’elaborazione dell’immagine che in realtà non sussiste. Questo paradosso si scioglie prestando attenzione alla cura con cui sono preparate le sue composizioni.
Come ricorda lo stesso artista, gli oggetti che raffigura sono scelti soltanto perché esistono nella sua vita. In tal senso, nei suoi scatti emerge la loro semplice presenza, che viene però innegabilmente estetizzata, riarticolata attraverso un ordine rigoroso. Infatti, a fronte dell’apparente casualità nella scelta, limitata agli oggetti della propria casa, Benvenuto propone collocazioni insolite e dedica estrema attenzione alla loro disposizione, per accentuarne la presenza formale.
Carlo Benvenuto - Senza titolo - 2008 - stampa fotografica su alluminio - cm 81x81
Ripone altrettanta attenzione nel dosare la luce, ricorrendo anche ad accorgimenti in grado di “aggiustarne” i riflessi, come del latte versato sul piattino di una tazza. In tal modo, l’artista riesce a preparare una scena o, meglio, realizza un vero e proprio paesaggio domestico, la cui complessa preparazione ha come risultato una semplicità essenziale.
Più dei suoi lavori precedenti, nelle immagini presentate in galleria si manifesta una maggiore staticità. Emerge il rifiuto di situazioni limite, spariscono i volteggi dei bicchieri in volo immortalati prima della caduta e il soggetto è rappresentato nella sua immobilità, di modo che quello immortalato dallo scatto non sia un momento unico di una successione, ma partecipe di una unità indifferenziata all’interno di una serie di ripetute identità, particolare che rafforza ancor più l’estetizzazione del soggetto.
Carlo Benvenuto - Senza titolo - 2008 - stampa fotografica su alluminio - cm 11x14
Tra le opere presentate, colpiscono le fotografie delle tazze, impeccabili nella loro composizione che le situa in uno spazio diviso in due settori distinti da tovaglia e intonaco della parete, focalizzando l’attenzione sulla presenza centrale degli oggetti. Poco convincente, invece, il collage Senza titolo che inserisce una natura morta su un tavolo e che, aggravando l’effetto di percezione “sbagliata”, finisce per compromettere l’ambiguità dell’immagine, diminuendone di riflesso il fascino sullo spettatore.
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