Henry Di Donna

fino all’8.II.2008
Henry Di Donna
Milano, Project B
La saggezza dell’Estremo Oriente in forme e colori occidentalissimi. Icone pop che celebrano l’avvento dell’era dell’Acquario. Due estremi che si conciliano nei quadri di un vecchio reporter di guerra…
pubblicato su Exibart martedì 29 gennaio 2008

Compassione, purificazione, vacuità, meditazione. È difficile immaginare termini più inadatti a ispirare un’estetica pop, tanto che l’accostamento delle due parole che danno il titolo alla mostra, Zen Pop, può sembare una provocatoria giustapposizione e non il frutto di un’ispirazione onesta. Ma questo sospetto si dirada di fronte alle opere esposte alla galleria Project B.

Sebbene lontanissimi dalle tecniche di meditazione e di astrazione con cui si è espressa per secoli l’arte orientale di ispirazione Zen, i quadri di Henry Di Donna (1932) convincono, tanto da far riflettere su come questi due opposti, zen e pop, possano perdere distanza e attrarsi reciprocamente.
Come reporter di guerra, l’artista francese ha vissuto in Algeria, Vietnam e Cambogia -dov’è stato prigioniero dei khmer rossi- avvicinandosi alla religione e al pensiero orientale e, attraverso di essi, alla pittura. Nei suoi quadri, colori, simboli e parole care alla filosofia Zen sono completamente immersi in atmosfere da Pop art, venendo tradotti in un linguaggio immediatamente comprensibile all’Occidente. Impermanenza, vacuità, Ying e Yang, reincarnazione sono reinterpretati attraverso icone pop, come i celebri volti di Che Guevara, Einstein o Audrey Hepburn, oppure di anonime sagome di stampo pubblicitario di uomini e donne senza volto, circondate da forme geometriche e simboli che si richiamano agli insegnamenti orientali.
Henry Di Donna - From Broke to Millionaire - 2007 - pittura digitale, acrilico e tecnica mista su tela - cm 100x100
Si tratta spesso di composizioni asimmetriche, che si mantengono in un equilibrio sottile fra sovrapposizioni e divisioni dello spazio figurativo, come in From Broke to Millionnaire, in cui al triplicato volto urlante di una donna fa da contraltare uno spazio dorato vuoto, a rappresentare la ricchezza che ottiene chi riesce a liberarsi dal proprio Sé, la fine della sofferenza, lo splendore dell’illuminazione. Da segnalare anche le tre tele Our World, Dream Obsession e Reincarnation, che offrono uno spettro della realtà illusoria del desiderio, della natura del sogno e del ciclo delle nascite, suddividendo lo spazio in nove quadrati, ciascuno occupato da una parola e forme che si ripetono nel mutare dei simboli che le accompagnano.
Per l’artista, questa lettura occidentalizzante degli insegnamenti Zen vuole mostrare come sia “attraverso questo mondo mutevole e imperfetto che si ottiene la saggezza”. L’estetica che ha saputo celebrare il consumismo e l’egoismo occidentale divienta così strumento per la liberazione dal Sé, mentre le parole buddiste impresse sulla tela sembrano dissolvere la vuota riconoscibilità delle icone pop che le circondano, per portare al riconoscimento di una realtà più profonda.
Henry Di Donna - Dream Obsession - 2007 - pittura digitale e acrilico - cm 150x150
In quasi tutte le opere esposte, la figura della donna è centrale, come omaggio all’era dell’Acquario, l’epoca di pace e armonia che la New Age è riuscita a spogliare di significato e interesse, ma che nei quadri di Di Donna ritrova la spontaneità di un annuncio sincero, a cui sembra legittimo poter credere.
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