fino al 10.XI.2007
Rainer Fetting
Milano, Studio Cannaviello
Nostalgici paesaggi marini, esili figure rapite nel loro sguardo sull’orizzonte. Attimi di attesa e di sospensione, prima della sfida con le onde del mare. A Milano, i dipinti dell’ex-Jungen Wilden…
pubblicato su Exibart lunedì 5 novembre 2007

Con il suo continuo movimento d’onde, l’ampiezza dei suoi spazi, il gioco di riflessi dei suoi colori, il mare può ipnotizzare. Quasi fermasse il tempo o immobilizzasse il pensiero di un attimo, lasciandolo incantato e sospeso, a dimenticare tutto ciò che lo precedeva e che potrebbe seguirlo. Gli ultimi dipinti di Rainer Fetting (Wilhemshaven, 1949; vive a Berlino e New York) raccontano questi momenti di naufragio del pensiero.

L’artista tedesco è nato e cresciuto in una città sul mare del Nord. Fatalmente, l’acqua è stata uno dei temi preferiti dei suoi oli, da quelli dedicati al mare alla serie sulle docce di fine anni ‘70, quando partecipava al movimento berlinese degli Jungen Wilden. Nella personale milanese tornano i paesaggi marini di Sylt, la spiaggia di Venice a Los Angeles e i canali di Berlino, luoghi d’ispirazione anche per gli esordi di Fetting. L’acqua, i ritratti, il paesaggio urbano: la sua opera sembra animata da grandi cicli, che costantemente si ripresentano, ogni volta arricchiti da novità. A distanza di trent’anni, gli sguardi sull’acqua sembrano aver sublimato l’inquietudine di un tempo in una malinconica nostalgia. Gli stridenti contrasti di colore hanno lasciato spazio a distese più omogenee di verde e grigio-azzurro marini, che sfumano gradualmente le une nelle altre, con pennellate meno rapide e impulsive.
Rainer Fetting - Surf (Malibu) - 2007 - olio su juta - cm 120x170
L’atmosfera dei medesimi luoghi sembra anch’essa diversa. Due ragazze dagli esili corpi sono ritratte di spalle, mentre paiono rapite dal loro stesso sguardo sull’orizzonte. Quattro figure in controluce sono immerse in uno spazio irreale, dove cielo e mare si confondono. Altre sei giocano a palla in un tempo sospeso e indefinibile. Un uomo solitario, seduto su una staccionata, suona una chitarra, immerso nel tramonto della baia. Sono quadri di attese e raccoglimento, di attimi senza peso, in cui l’azione perde significato e diventa un’ipotesi lontana. Ma se il contrasto tra queste figure nel paesaggio marino evoca nostalgie romantiche, è soprattutto nelle scene di surf che cresce il pathos dell’attesa. I corpi scuri che s’inoltrano nel mare sulle tavole, le minute sagome, che contrastano l’enorme superficie verde o azzurra, sono il preludio all’imminente sfida alle onde, raffigurata in alcune recenti opere non presenti in mostra. La natura dell’acqua è duplice, ora calma e rasserenante culla, ora pericolosa matrigna aizzata dal vento.
Rainer Fetting - Venice, L.A. - 2007 - olio su juta - cm 120x170
Fetting sembra affascinato da entrambi, il lato più dolce e quello più tragico. Hurricane è però l’unico dipinto a testimoniare questo secondo aspetto, raffigurando la violenza dell’incombente uragano con pennellate più spesse e nervose, nei toni scuri del marrone, del nero e della serpentina grigia della strada.
Per l’ex-Giovane Selvaggio, la pittura è una sorta di “risarcimento per una vita più grandiosa, che l’artista è in grado d’immaginare. Vita e pittura fatte di rapimento ed eccitazione, attese e sfide, quiete e tempesta.
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