Oda Jaune

fino all’8.VI.2007
Oda Jaune
Milano, Fondazione Mudima
La libertà e il potere della pittura. Immagini che ricompongono la realtà in combinazioni impossibili. Enigmi e trappole che possono svelare una parte nascosta della nostra anima…
pubblicato su Exibart mercoledì 30 maggio 2007

Soltanto il mignolo è liberato dalla stretta del pugno. Il braccio, disteso in verticale, è innestato su un indistinto ammasso di carne. Scende un velo tra polso e gomito, sembra una bandiera a mezz’asta, o una tenda, nasconde corpi di cui si intuiscono le gambe accanto ad altre forme confuse, mentre di lato ruggisce una coppia di leoni. Su tutto domina uno sfondo rosso, che infiamma l’intero quadro. Si tratta dell’opera principale per collocazione e dimensioni presente alla personale di Oda Jaune (Sofia, 1979; vive a Düsseldorf). Un dittico di oltre quattro metri per quattro, che riempie una parete fino al piano superiore. Senza titolo, come tutti gli altri dipinti e disegni presenti nella mostra su tre piani della Fondazione Mudima.
Intensità drammatica, realismo nei dettagli e libertà di composizione sono i caratteri principali delle opere di questa giovane artista. “Quando dipingo tutto è possibile”, afferma. L’arte è per lei assoluta libertà, che può infrangere convenzioni e regole, che può spingersi oltre i confini della Natura. È l’unico terreno su cui l’uomo può tentare di dire l’ultima parola, come Dio, dando un nuovo ordine alle cose, “forse questa volta uno più giusto”, ipotizza l’artista in una recente intervista a Vanity Fair. L’assenza di titolo ribadisce questa libertà, la fa corrispondere anche allo spettatore. Per non sottomettere lo sguardo alla parola, per lasciare che sia soltanto la visione a condurre in un altro mondo.
Jaune prende spunto da soggetti inconsapevoli, fotografie scattate per strada, pubblicità o immagini pescate in rete per realizzare sulla tela i suoi collage mentali. Le sue raffigurazioni compongono atmosfere inquietanti, in cui si mescolano malinconia, ironia e angoscia.
Oda Jaune - Senza Titolo – 2006 – olio su tela - 139,5 x 200 cm
Gli elementi raffigurati vengono sottoposti alla libertà e al potere dell’artista e del suo immaginario. Sono puri espedienti, forme da alterare o ricomporre per la creazione di nuove possibilità di figurazione, dove identità e contraddizione sono altro rispetto a ciò che conosciamo. Frammenti di realtà che si modificano e riorganizzano, come nei sogni. Con tanto di episodi e figure ricorrenti che ritornano nei suoi quadri: un uomo nero con la t-shirt bianca, elefanti marini, grasse bagnanti dai seni enormi, corse coi sacchi, pin up dal trucco sfatto. Ma non sono simboli o allegorie, non rimandano a nient’altro che a loro stessi: non sono sogni, sono trappole. Oda Jaune rivela di voler usare la bellezza per catturare l’attenzione e trattenere lo sguardo dello spettatore. La sua è una pittura al femminile che seduce e imprigiona in una realtà nuova e spiazzante, in un immaginario il cui enigma incatena lo sguardo. Chiuso in queste trappole, l’osservatore viene costretto a confrontarsi con queste nuove realtà, e può scoprire attraverso di esse una nuova parte di sé. Come se fossero specchi in grado di svelare, come rivela l’artista, “una parte nascosta dell’anima, un volto di sè che nessuno conosce”.
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